San Benedetto in Perillis, a differenza di molti altri centri dell’Appennino abruzzese, è un luogo che non si attraversa per caso. Non lo si scorge da lontano, non si affaccia lungo le grandi direttrici di passaggio. L’unico punto da cui è possibile individuarlo dall’alto è il Monte Corvo, sopra Popoli Terme. Per il resto, San Benedetto resta nascosto, protetto, quasi geloso della propria posizione tra le montagne.
Passeggiare tra i vicoli di san benedetto in perillis
Il paese lo si raggiunge dopo le svolte che seguono Popoli, arrivando dalla Valle Peligna o dalla bassa Val Pescara, oppure percorrendo fino in fondo l’altopiano di Navelli se si proviene da l’Aquila. Ed è proprio questa collocazione appartata a conferirgli un fascino misterioso, capace di sorprendere e lasciare senza parole chiunque decida di cercarlo.
Circondato da boschi, rilievi e antichi tratturi, San Benedetto in Perillis è un luogo sospeso, intimo, profondamente legato alla sua storia. Oggi conta appena cinquanta, sessanta abitanti: una comunità piccola ma resistente, dove sopravvivono un alimentari e un bar affacciato sulla piazza principale, gestito da una giovane coppia che ha scelto, con coraggio e dedizione, di investire nel futuro del paese.
Il centro è affascinante già in superficie, ma è sotto la superficie che San Benedetto rivela la sua anima più sorprendente. Il paese, infatti, è letteralmente scavato nella roccia: un vero e proprio “paese doppio”. Il complesso di grotte ipogee costituisce un patrimonio storico e architettonico unico nel suo genere, capace di trasformare la visita in un’esperienza fuori dal tempo.
Fino a pochi decenni fa, durante i mesi invernali, l’intera comunità viveva in queste grotte. Qui si svolgeva la vita quotidiana: le donne filavano, gli uomini lavoravano nelle attività artigiane, si tenevano assemblee pubbliche e si leggevano le lettere provenienti dal fronte. Anche gli animali trovavano riparo negli ambienti ipogei, contribuendo a rendere gli spazi più caldi e abitabili. Un microcosmo sotterraneo che racconta una straordinaria capacità di adattamento e di vita comunitaria.
Le grotte sono uno dei principali motivi per visitare San Benedetto, ma non l’unico. Il paese è conosciuto a livello internazionale per custodire quella che viene considerata la serratura più antica del mondo, la “madre” delle serrature moderne. Si tratta di una serratura in legno, identica a quelle utilizzate nell’Egitto del III millennio a.C., basata su un sistema di catenaccio bloccato da perni lignei, in dialetto le femménelle. Un principio tecnico che, nei secoli, darà origine alle moderne serrature a cilindro.
Questa straordinaria eredità potrebbe risalire all’influenza culturale dei monaci benedettini dell’antico monastero di San Benedetto, potente centro religioso in epoca medievale. Riproduzioni della serratura sono visibili su molti portoni del paese, ma per chi desidera approfondire davvero la storia, basta chiedere di Giovanni Gualtieri, custode della memoria del paese, che sarà felice di raccontare, con passione e competenza, le vicende di San Benedetto, delle sue grotte e delle sue serrature uniche al mondo.
Il paese si visita in poche ore, ma l’offerta culturale è in continua crescita. Nel settembre 2025 è stato restituito alla comunità il monastero di San Benedetto, completamente restaurato, aggiungendo un ulteriore tassello alla già ricca identità del luogo.
San Benedetto in Perillis è un paese da conoscere assolutamente: per la sua storia, per le sue peculiarità e per gli scorci suggestivi che si aprono sulle vallate sottostanti. Da un elegante B&B,al momento l’unico del paese, è possibile godere di un aperitivo con vista sulla Valle Peligna. Un momento sospeso, romantico e silenzioso, che rende chiaro, una volta di più, perché questo luogo nascosto riesca a lasciare un segno profondo in chi lo visita.
