Poco più in basso di Castelvecchio Calvisio, come se la montagna avesse voluto adagiare un secondo gioiello tra le sue pieghe, appare Carapelle Calvisio. Un tempo erano un unico paese, un’unica anima divisa solo dal tempo e dalle vicende della storia. Oggi condividono ancora gli stessi profumi, la stessa aria limpida che scende dalle alture, la stessa luce che accarezza la pietra.
Passeggiare tra i vicoli di carapelle calvisio
Carapelle si distingue per il suo silenzio denso e per l’abbraccio caldo dei boschi di querce e pini che lo circondano. Qui la natura non è cornice, ma presenza viva: protegge, custodisce, avvolge.
Il paese conserva con discrezione le tracce della sua storia secolare. Le mura medievali emergono tra le case come memorie solide, mentre la Chiesa di San Francesco d’Assisi custodisce preziosi affreschi del Quattrocento, Cinquecento e Seicento, frammenti di fede e arte che raccontano epoche diverse con la stessa intensità silenziosa.
Ciò che rende Carapelle un luogo sospeso nel tempo è la sua conformazione urbana, archi e archetti che legano gli edifici come fili invisibili, piccoli slarghi che un tempo permettevano agli abitanti di incontrarsi, di condividere parole, pane e stagioni. La storia qui non è solo architettura: è radice profonda. Poco distante dal centro abitato, in località San Martino, sorgeva un tempio dedicato a Venere. Si narra che dall’antica famiglia Calvisia e da una sacerdotessa che ne portava il nome, derivi l’aggettivo “Calvisio”, oggi condiviso con Castelvecchio. Un’eredità che affonda nell’epoca romana e che continua a vibrare nel nome stesso del paese.
Carapelle visse un periodo di particolare rilievo nel 1273, quando sotto Carlo I d’Angiò divenne Baronia, comprendendo i centri di Castelvecchio Calvisio, Calascio, Rocca Calascio, Santo Stefano di Sessanio e, per un breve periodo, anche Castel del Monte. Con l’Unità d’Italia, nel 1860, alcuni centri si staccarono dalla Baronia; nel 1906, con Regio Decreto, Castelvecchio ottenne l’autonomia, segnando una nuova fase nella storia di questi territori intrecciati.
Oggi Carapelle Calvisio affida alla terra il racconto più autentico della propria identità. Nel silenzio dei boschi si cela il tartufo, prezioso e riservato come il borgo stesso; tra gli ulivi matura un olio fragrante, tra i più apprezzati d’Abruzzo; nei campi dorati i cereali si piegano al vento d’estate. Sono riti antichi, ripetuti con la stessa cura da generazioni, a scandire ancora il tempo lento delle stagioni.
Carapelle non si impone allo sguardo. Si lascia scoprire lentamente, tra un arco e un sentiero, tra una pietra scaldata dal sole e il profumo del bosco. È un luogo che parla piano, ma che sa raccontare secoli.
E quando si risale verso Castelvecchio, voltandosi indietro, si comprende che questi due paesi non sono semplicemente vicini, sono capitoli della stessa storia, scritta tra montagna, silenzio e luce.
